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MILANO (ITALPRESS) – Centoventitrè anni di storia, 42.000 soci e un autodromo costruito in soli 120 giorni che ancora oggi ospita il Gran Premio d’Italia. L’Automobile Club Milano è molto più di un’associazione: è un pezzo d’identità della città e del motorsport mondiale. A raccontarne presente e futuro è Pietro Meda, 18º presidente dell’AC Milano, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica Primo Piano dell’agenzia Italpress.
“Siamo l’Automobile Club che ha espresso più campioni del mondo di Formula 1”, esordisce Meda con orgoglio. Un primato che affonda le radici in una tradizione unica: fu proprio un gruppo di visionari legati all’AC Milano a realizzare l’autodromo di Monza in appena 120 giorni. “Un mio predecessore con un gruppo di matti, definiamoli così, in poco più di cento giorni realizzò l’autodromo di Monza e ancora oggi il Gran Premio d’Italia si tiene lì: è un fiore all’occhiello della nostra storia”. Numeri e aneddoti che testimoniano una vitalità intatta, confermata dai 42 mila soci attuali.
Se c’è una priorità che il presidente tiene a sottolineare con forza, è quella legata alle nuove generazioni. “Personalmente tengo molto ai giovani e alla sicurezza dei giovani. Oggi dobbiamo formare dei nuovi automobilisti”, afferma Meda, consapevole che il contesto in cui si impara a guidare è profondamente cambiato. “E’ importante che i nuovi automobilisti imparino a guidare in una realtà diversa da quella in cui abbiamo imparato noi, dove c’erano meno veicoli”.
La sfida, però, non è solo tecnica: è anche comunicativa. “Con i giovani forse dobbiamo imparare a comunicare come lo fanno loro, dobbiamo entrare più nel loro mondo. Siamo molto distanti”.
La risposta dell’AC Milano passa dal motorsport, inteso come strumento educativo oltre che spettacolare. “Abbiamo il vantaggio di avere il motorsport che è un modo per far divertire i ragazzi, avvicinarli a questo mondo e fargli capire le regole con un approccio sportivo e interessante, magari con dei campioni che li aiutino a capire i rischi e come va affrontata la strada”. Un esempio concreto è l’iniziativa “Karting in piazza”, giornate formative con i kart dedicate ai più piccoli. “L’Automobile Club Milano si basa sulla passione dei suoi soci e riuscire a trasmetterla ai giovani sarebbe per me un grande successo”.
Il tema della sicurezza non riguarda solo i giovanissimi. “La sicurezza è un obbligo istituzionale per noi”, sottolinea Meda. L’AC Milano opera su più fronti: attraverso il programma Sara Safe Factor, realizzato in collaborazione con INAIL, viene offerta formazione ai lavoratori che si spostano in auto. Come comitato regionale, l’obiettivo è estendere queste attività anche nelle scuole, con la presenza di rappresentanti del mondo del motorsport capaci di parlare ai ragazzi con autorevolezza e linguaggio diretto.
Tra i nomi che incarnano questo potenziale c’è quello di Kimi Antonelli, il giovane pilota approdato in Formula 1 e sostenuto dalla federazione sportiva: “Ragazzi come lui possono essere un esempio di giovane di successo, un modello per chi ha un sogno”, dice Meda.
Un altro capitolo del mandato di Meda riguarda la valorizzazione del patrimonio automobilistico storico: “Tante delle macchine storiche più belle venivano prodotte in Italia, a Milano l’Alfa Romeo su tutte. Il patrimonio storico automobilistico è una chiave di volta per far apprezzare il Made in Italy”.
Sul fronte delle politiche per la mobilità il giudizio di Meda sul Green Deal dell’Ue è netto: “Il Green Deal ha messo in crisi l’industria automobilistica, è innegabile, lo dicono i numeri. E’ stata fatta una norma che il mondo sta cercando di inseguire, con un obiettivo troppo vicino e troppo grande, ma siamo totalmente mancanti di infrastrutture in Italia e in Europa per reggere un passaggio del genere. Se l’obiettivo è irraggiungibile, è naturale e intelligente fare retromarcia e saper cambiare idea”.
I biocarburanti, a suo avviso, rappresentano al momento la risposta più concreta: “Dalla visuale che abbiamo, i biocarburanti sono la soluzione più logica e semplice, anche se oggi hanno costi alti, risolvibili con il mercato. Anche l’elettrico può essere una soluzione, ma non abbiamo infrastrutture. La soluzione più semplice è migliorare quello che abbiamo, rendendo i tempi plausibili. Gli Stati si devono impegnare a fare le infrastrutture, il mondo dell’auto non può creare sia l’infrastruttura che il veicolo”.
– Foto Italpress –
(ITALPRESS).
Scritto da: info@andreacecchinato.net
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